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News and Announcements: Calls for Papers

CfP: L'Italia del lungo Quattrocento: Influenze, interazioni, trasformazioni

Wednesday, May 1, 2019   (0 Comments)

L'Italia del lungo Quattrocento

Influenze, interazioni, trasformazioni

Primo incontro: il politico

Convegno internazionale, Roma, 10–11 giugno 2020

L’ambizione di questo convegno è di riflettere in modo critico sull’idea di una singolarità dell’Italia del lungo Quattrocento (dal 1400 circa al sacco di Roma del 1527), un’Italia spesso presentata come uno spazio chiuso e poco sensibile a influenze straniere. Non si tratta di negare e neanche di sminuire il vigore dell’umanesimo o la fioritura delle arti nella penisola, ma di sottolineare il gioco delle influenze che hanno inciso su di essa – senza per ciò credere che esistessero dei blocchi dotati di un’esistenza autonoma e senza sottoscrivere una concezione passiva di ciò che è influenzato, perché non esistono influenze esercitate meccanicamente, subite passivamente o attive in modo univoco. Si tratta insomma di esplorare il gioco delle influenze che si sono esercitate sulla penisola: un gioco complesso che sarà al centro della nostra attenzione. Influenze subite dunque; ma anche interazioni, tra l’Italia e il resto dell’Europa e del Mediterraneo; e trasformazioni complesse che avvenivano in Italia.

Primo, perché l’Italia sembra uno spazio estroverso, proiettato fuori di sé: il suo sviluppo economico, in particolare, comporta innumerevoli proiezioni internazionali – e, in effetti, emporia, colonie o banchi italiani dall’Inghilterra all’Oriente, e mercanti, aristocratici o marinai italiani su tutte le strade del mondo conosciute dall’Occidente. Esportano il loro know-how e le loro tecniche, ma cosa portano a casa? Viaggi impressioni, mode o abitudini alimentari, una nuova visione del mondo? Inoltre, l’Italia attira gli stranieri – manodopera dalmata e albanese, profughi greci, commercianti e artigiani del mondo germanico, pellegrini diretti a Roma e stranieri residenti in gran numero nella capitale della cristianità occidentale, ambasciatori e procuratori presenti un poco ovunque, sempre più ebrei nella penisola quando la loro situazione si deteriora altrove, e ancora studenti, predicatori, soldati, spose dei principi italiani, ecc. Che influenza esercitano queste diverse comunità sul mondo italiano?

Non solo l’Italia di Quattrocento non è un mondo chiuso, ma sembra forse più aperto di altri paesi europei con influenze esterne. Più della metà della penisola è sotto il dominio di dinastie aventi sede fuori d’Italia: fondato dai Normanni a spese di Bizantini, Arabi e Longobardi, il regno di Napoli è alternativamente angioino, aragonese, francese e spagnolo, rendendolo uno degli stati più multiculturali del secolo. Il Nordovest rimane nella sfera di influenza francese (Savoia, Monferrato, Saluzzo, per non parlare della straordinaria enclave francese di legami Asti e dei legami politici tra Genova e la Francia), o (nei primi guerre d’Italia) sotto il controllo diretto della monarchia francese. A Ferrara, gli Estensi si distinguono anche per una francofilia molto antica e molto sviluppata. È infatti impossibile indicare confini chiari e immateriali tra lo spazio italiano e altri spazi europei e mediterranei. Eppure l’Italia è nella coscienza dei contemporanei, in quanto spazio politico e culturale aperto, permeabile ed estroversa allo stesso tempo – basti evocare senza pretesa di completezza, regioni come il Trentino, la Dalmazia e la Corsica.

Per tutti questi motivi, ci sono molte aree in cui i contributi non italiani sono decisivi e talvolta finiscono per plasmare forme culturali giudicate a posteriori perfettamente italiane (persino l’opera). Possiamo pensare alla presenza massiccia, antica e duratura della cultura cavalleresca e cortese di origine francese; all’affascinante questione dell’architettura gotica, molto dibattuta, aborrita dagli umanisti italiani, ma in voga tra i loro compatrioti; innumerevoli influenze fiamminghe nella pittura e nella musica; o la presenza, infine, di arti perfettamente "estranee" alla loro tecnica e alla loro origine (arazzi, vetrate). E non dobbiamo dimenticare il campo più tecnico e decisivo delle grandi scoperte del tempo: stampa, artiglieria, marineria, ecc. Per non parlare dell’ombra ingombrante in tutti i settori, e spesso non dichiarata, del potente vicino ottomano.

***

Un primo incontro prenderà in considerazione l’aspetto politico della riflessione: il pensiero politico, naturalmente, ma anche le pratiche, dalla comunicazione alla guerra attraverso la diplomazia. La complessità e la pluralità del sistema politico italiano sono state oggetto di un’intensa riflessione intellettuale. Se certi regimi (podestarile, signorile) sono tipicamente italiani, ciò non significa che non si sia esaminato, ammirato, cercato di adottare modi o tecniche straniere di governo. La regalità francese gode di grande prestigio. Si ammira anche la Spagna, in particolare la corona catalano-aragonese, si è interessati all’impero. E altri modelli politici intervengono ancora nel dibattito, come i cantoni svizzeri e la loro forma di democrazia unica nell’Europa del tempo, e persino l’impero ottomano.

Un secondo incontro, che si terrà a Napoli nel 2021, prenderà in considerazione le culture – letterarie e artistiche in primo luogo, ma anche materiali.

Si attendono comunicazioni sul tema di questo primo simposio. Piuttosto che le comunicazioni monografiche che propongono l’esplorazione di un caso isolato (ad esempio, un individuo o un testo), saranno privilegiate le comunicazioni trasversali, che propongono di studiare i vettori di interazioni (ad esempio comunità umane, reti, ecc.), o oggetti o luoghi, di varia scala, per osservare e apprezzare queste interazioni. Le proposte devono essere inviate per e-mail agli organizzatori della conferenza, MM. Pierre Savy e Laurent Vissière (savy_pierre@yahoo.fr e lvissiere@gmail.com). Devono arrivare entro il 31 maggio 2019 e avere almeno 3000 caratteri.

Istituzioni organizzatrici

Centre Roland Mousnier (UMR 8596)
École française de Rome
Fonds de la recherche scientifique
Institut historique belge de Rome – Academia Belgica

Organizzatori

Pierre Savy
Laurent Vissière

Comitato scientifico

Élisabeth Crouzet-Pavan
Serena Ferente
Alain Marchandisse
Giovanni Ricci
Pierre Savy
Francesco Senatore
Laurent Vissière


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